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Teatro Al Massimo
Cenni Storici sulla struttura
L’autore del progetto dell’attuale Teatro “Al Massimo” (in origine CineTeatro Massimo), è Giovan Battista Santangelo (1889-1966), un ingegnere formatosi alla scuola di Ernesto Basile, da cui trasse lo scrupolo del buon mestiere e l’essenza del gusto.
Il palazzo del Massimo è una mirabile struttura in cemento armato che mostra palesemente quanto l’architetto avesse tratto di positivo dall’esperienza teorica e pratica che s’era fatta in Europa nei decenni precedenti. Dovette guardare a edifici di spettacolo e in ispecie a quel famoso Théatre des Champs Elysée (1910-1911) di Parigi che Perret aveva realizzato con strutture in cemento armato. Tecnica che s’adattava specialmente alla realizzazione di grandi spazi coperti e nella quale confluiva l’esperienza di architetti quali Guimard e Horta.
Quando Santangelo concepì la struttura del Massimo l’Art Nouveau aveva già risolto il problema della conciliazione tra struttura portante e forma architettonica nel senso che la struttura era essa stessa architettura e forma. L’Ecole Polytechnique s’era coniugata con l’Acadérnie des Beaux Arts. Tale conciliata unità è appunto nell’involucro del Massimo, nella tessitura composta e ferma della griglia delle finestre, nell’asciutta profilatura delle alte paraste, nella salda gabbia architettonica che stringe l’insieme.
Son ben poca cosa in rapporto alla forte sintassi strutturale dell’edificio le deboli citazioni neocinquecentesche dei frontoncini, quelle ‘Secessione viennese’ dei fregi al colmo delle paraste o quelle tipicamente basiliane delle mensole modulate sulla linea di marcapiano dei primo ordine. Anche nella sala la tribuna superiore è impostata su un asciutto gioco di travi portanti e solamente la curvatura angolare dei palchetti denunzia nostalgie Art Nouveau. L’atelier Bevilacqua provvide a fornire la decorazione che infiorettò la liscia stesura delle pareti.

